Sogni…

10 Luglio 2010 Nessun commento

Stanotte ho sognato di baciare una ragazza bellissima, e come sempre succede poi la giornata prosegue triste…pensando che è stato solo un sogno.
Che fatica, che fatica… corteggia, cerca, parla…mentre ora ci vorrebbe qualcuna che mi prendesse e mi portasse via, con leggerezza, passione, serenità…come la morettina, capelli a caschetto di stanotte…
Forse tutto questo perché ieri dovevo osare, dovevo baciarla Angela… ma troppo spesso, in questi casi mi manca il coraggio…ora di sicuro mi manca il coraggio…
caschetto...

devo dimagrire…

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I vecchi, L’ASl, il rispetto….

8 Aprile 2008 1 commento
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un racconto di Calvados

25 Gennaio 2008 Nessun commento

Era una bella giornata invernale, quella che, più o meno, negli anni dell’alluvione di Firenze, mi vedeva bambino, forse un po’ ragazzino, in un bel ristorante tra Pontassieve e la Rufina, lì proprio sotto i’Monte Giovi.
S’era tutti lì, noi familiari: i’babbo, la mi’ mamma, i’ mi’ cugino Fabrizio (un po’ i’ mi’ fratello maggiore, che ora un c’è più), la zia Liliana e i’zio Gino e tanti altri parenti, cugine e cugini e la Zia Alda, a cui ho voluto tanto bene e che non era nemmeno sorella di sangue di mi’babbo, bensì cugina, ma molto più d’una sorella – del resto, tante famiglie operaie e popolari son così, un po’ sconclusionate.
Gl’era i’ matrimonio della Selena, una delle tante cugine di secondo grado, adesso belle signore sessanta-sessantacinquenni ed allora splendide figliole dell’Italia davvero popolare e antifascista nonché del boom economico, che mi portavano con sè in Boboli i’ pomeriggio, dopo i compiti, a giocare e a ruzzare un po’, loro. La Selena gl’era la figliola della Rita, e la Rita ad un certo punto, prima di iniziare il pranzo di nozze, in quella bella giornata di festa, la si sentì male.
Nessuna sceneggiata. La Rita, che gl’era la sorella di’ Corsani, i’socio di bottega di’ mi’ babbo, nonché su’ cugino, gl’era una donna che la un strillava, la un si lamentava. Era una donna forte e oggi l’avrebbe, credo, novantaquattro anni. Però quella mattina la vidi piangere e sentirsi male e un capivo pecché. Cercai, come tutti i bambini sempre un po’ curiosi di chiedillo alla mi’mamma e a i’mi’babbo, che però mi chetavano e mi dicevano che poi m’avrebbero spiegato e che un c’era da fa’ tanta confusione.
Dopo un po’ la Rita la si sentì un po’ meglio, anche se si notava che ogni tanto i’su’sguardo si perdeva e a volte guardava verso i’ Monte Giovi. La giornata proseguì almeno serena e festeggiamo la Selena e i’su’novello marito, con chi scrive che andava dietro a cugini più grandi pe’ aimmeno dare qualche ruzzatina e un po’ noia alle bambine più belline.
Ma la curiosità non è femmina e nonostante tutto l’episodio e m’avea parecchio colpito. Così, mentre finiva la festa, insomma mentre s’era a i’ momento che i’babbo e tutti gli uomini c’avevano il nodo della cravatta un po’ allentato, e bevevano l’amaro pe’ digerire, e le donne le chiacchieravano di più e di meno, m’intrufolai lì accanto a Tétto – così veniva chiamato i’ mi’ babbo dagli amici e da’ parenti – e gli richiesi come mai la Rita la s’era sentita male.
Lì, tra dolci, tovaglioli, babbi, mamme, cugini, zie, zii, sorrisi, sberleffi e scherzi, mi venne raccontata una storia tale che ancor oggi, come si vede, ricordo quella giornata di paffutello adolescente. Una storia, purtroppo, semplice e tragica. Semplice perchè parlava di una donna, la Rita, rimasta incinta nel periodo di guerra. E di una figlia, la Selena, che in pratica un’avea conosciuto i’su babbo.
Ma la un’era una storia di donne abbandonate e figlie di nn. Per nulla. Era la storia di babbo della Selena che, dopo ave’ sposato la Rita e aver avuto con lei la Selena, gl’era stato costretto a dassi alla macchia pe’ non esse’ preso da que’ siflitici merdosi de’ fascisti o de’ tedeschi, che lo voleano porta’ in Germania perché disertore dopo l’otto settembre e fallo morì lì, dopo che l’avea pure combattuto militare, prima dell’otto settembre di ’43.
Giulio, si chiamava Giulio. Come si potrà intuire gl’era comunista. Gl’era comunista come i’Corsani, che in quella mattina sotto i monte Giovi vedeo piangere e credeo piangesse pecché la su’nipote la si sposava, come i’ mi’ babbo, i’ mi’zio Piero, lo zio Dore, come Rigore, che lavorava in quegli anni sessanta co’ i’ mi’ babbo (preso a lavorà in bottega pecché licenziato da una grande fabbrica metalmeccanica, perché comunista): tutti comunisti e ventenni e trentenni in quegli anni di guerra. E tanti di loro, dopo l’otto settembre, con La Resistenza. E Giulio con loro, sui monti.
I’ mi’ babbo mi raccontò della notte in cui lui e i’su’ fratello, Piero, con Dore (Salvatore, loro cugino), e con altri, presero una barca e traversarono l’Arno vicino a i’ Ponte Vecchio ( e ponti gl’eran tutti giù) pe’ anda’ a raggiungere i partigiani in Appennino. Tètto un andò su’ monti: era già i capofamiglia e lavorava alla Nuovo Pignone, e dovea pure un po’ campa’ la famiglia della mi’ mamma, mentre la mi’ mamma la lavoraa aggli Svizzeri. Comunque sia, anche lui e fece icche si dovea fare in que’ momenti, come tanti altri, silenziosi e poi tornati ne’ ranghi di lavoro quotidiano.
Ma Giulio un tornò più. Misero insieme in Brigata solo Piero e Dore, e già fecero uno strappo, perchè un si metteano e parenti insieme a combattere (i’ fratello, i’cugino un lascia l’altro nemmeno morente e questo in guerra è pericoloso e non concesso). Giulio l’andò in un’artra Brigata, anche se tutti garibaldini.
Nelle settimane precedenti la liberazione di Firenze, le Brigate partigiane scendevano giù dall’Appennino e tutti questi nomi, queste persone, erano lì. Scendevano e combattevano. La formazione in do’ gl’era Giulio pare che alla fine la sia stata intrappolata da tedeschi e da que’ siflitici di merda de’ fascisti. Forse non morirono subito. Forse, secondo quel che si diceva nella chiacchiera partigiana, saputa poi anche dalla famiglia, i nazisti e fascisti fecero salire i superstiti, tra cui Giulio, su dei camion e li portarono proprio sul monte Giovi, lì sopra qui’ ristorante dove vent’anni dopo la su’ figliola avrebbe festeggiato i’ su’ matrimonio. E lì su i’ Monte Giovi li trucidarono letteralmente, senza nemmeno la pietà di una fossa comune, forse. E comunque sia, il corpo di giulio non venne mai trovato.
Tètto e mi spiegò tutto. Uomo che aveva la quinta elementare, riuscì a sapermi dire tutto ciò per filo e per segno. E con lui mi e ci spiegavano le cose lo zio Gino, mai stato comunista, gl’era un moderato socialista e dipendente dell’Istituto geografico Militare, come la mi’ nonna, e tutti gli altri. Non uno, non uno aveva una lacrima agl’occhi, ma la storia di Giulio, della Rita e della Selena la sapeano tutti e un ciaccolaano.
Un ciacolaano, puttana miseria. E passati un po’ d’anni, i’ mi’ babbo mi disse – ero già un giovincello rovinaho dalla politica e aveo tanto da imparare come ora – : nacchero, se quei merdaioli de’ fascisti dovessero tornare, diobbono questa volta la barca la lascio da quell’altra parte dell’ Arno perché un torno indietro e questa vorta sparo anch’io. Meno male ch’è morto nel 1989 e un ha visto Berlusconi, anche se ha visto morire Berlinguer, piangendo pe’ la prima vorta nella su’ vita davanti anche a me.
A Piero, a Dore, a Rigore e ad altri io, adolescente e ragazzino del boom economico, chiedevo sempre: ma quanti fascisti v’avehe ammazzato? Nessuno mi ha ma’ risposto. Un gl’ era un vanto ammazzare, nemmeno ammazzare e fascisti.
Sono un cinquantenne fortunato. Ho potuto vedere e sentire, insieme a tanti miei coetanei, e danni fatti da fascisti e non solo. Ho potuto conoscere una genia di uomini e donne rispetto a cui ni siamo nani. Nani? Forse meno. Ciònonostante, Piero – che oggi c’ha ottanticinque anni e gl’è un po’ rintronato – quelle pohe vorte che mi vede, mi esorta sempre a partecipare alla politica, a non demordere. Anche se la su’ moglie, la mi’ zia Bianca, la gli dice sempre: ma se dopo la guerra te l’hanno messo in qui’ posto, co’ ruffiani di’ partito a fa’ carriera e te a lavorare? E lui gli risponde: un emporta, quando una cosa l’è da fare la si fa e la si fa. Punto.
Punto. Spero sia chiara la metafora: Spero sia chiaro il mio tentativo di conforto allo sconforto. Mi scuso pe’ le pene di chi la guerra un ha fatta ma ha visto di certo tante altre sofferenze.
Mi scuso ma sentivo di divvi tutto questo feulleiton. Mi son sentiho di divvi, care amiche e cari amici, che forse oggi siamo sconfortati da questa politica e da un mastella o da una faccia di culo come quella di dini. E forse siam sconfortati anche da una sinistra indicibile. E forse le prossime elezioni, anzi senza i’ forse, le rivince i’Berlusca.
Ma a me, finché campo de forse un me ne importa una sega. Un gliene importaho a chi ventenne e trentenne andaha su monti, più di sessanta anni fa, e a me, bello, pasciuto, sereno dovrebbero venire in mente i forse? A me come a tanti altri…. In piedi, in piedi!! Almeno la dignità di essere democratici ed antifascisti. Questo, dioperdio, un ce la tolgono. In piedi, compagne e compagni….

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Rispondendo a Daniela, Basilio, Laura

25 Gennaio 2008 1 commento

Bimba, delle poche persone che hanno risposto a questa mia mail, sei l’unica che l’ha capita!!! gli altri continuano a dire "si vabbè, ma per chi devo votare allora? non c’è nessuno ora che mi rappresenta"…e il problema è questo…che se non c’è nessuno che ti rappresenta devi farti sentire, metterti in gioco e essere in grado di iniziare qualcosa di nuovo.
Quando in Italia c’era il fascismo, c’era metà della popolazione che non si sentiva rappresentata da mussolini… e non è che hanno detto "vabbè…non c’è nessuno che val la pena seguire, e votare, allora sto fermo"! No! si sono rimboccati le maniche, hanno rinunciato a tutto (anche alla vita) e hanno creato un’alternativa. Io non dico che è facile…Anzi, figurati quanto era difficile nel ventennio…ma a me, piccolo Antonio, pare l’unica via da seguire.
Creare noi stessi un’alternativa, altrimenti LORO, non la creeranno certo per noi, LORO tenderanno a conservare il loro potere inalterato, LORO chiuderanno tutte le vie all’interno di gruppi già costituiti. Invece, se ognuno secondo propria coscienza, all’interno dello schieramento politico che si sente più vicino, ricomincia a premere dal basso, allora forse ci sarà una possibilità in più…ma dovremmo tutti (quelli che son scontenti di questo modo di condurre la politica) metterci un minimo di impegno….
Che la prima reazione possa essere "non vado più a votare" non è qualunquismo! Lo è come quando ieri sera leggevo quel post sul sito dei Subs, dove c’era sto tipo che faceva proprio un discorso strutturato, e non di pura reazione, sul non voto.

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Perchè votare?…

25 Gennaio 2008 Nessun commento
Da un post che oggi ho lasciato sul sito dei Subsonica, in risposta ad un tipo che, dopo i fatti di oggi, diceva che la soluzione migliore è non andare a votare alle prossime elezioni… 
 
Perché votare? … fosse solo per il fatto che tanti partigiani giacciono sotto 3 metri di terra, per averci dato la possibilità di esprimere un voto…
La democrazia è un bene a cui non possiamo rinunciare così facilmente, e la dobbiamo difendere come loro la difesero allora!
Siamo noi oggi disposti, così come lo furono i nostri nonni e padri, a sacrificarci per far vincere la democrazia? A morire in nome della democrazia?
Partiamo da questo, interroghiamoci, prima di sparare sentenze che sanno molto di qualunquismo.
Interroghiamoci su quanto tempo della nostra vita abbiamo attivamente dedicato alla difesa della democrazia. Tanti intendono democrazia solo all’atto del voto. Ma la democrazia va’ difesa con il voto e dopo di esso!
Torniamo a militare nei partiti; riprendiamoci, in seno a questi, i nostri spazi; riprendiamo a fare politica davvero, con l’impegno quotidiano e attivo, sacrificando a questo una parte dei nostri tempi di vita.
Io non rinuncio al voto, nemmeno se mi sparano!!!
E chi mi chiede di rinunciare al mio voto, per me, è un fascista!
W LA LIBERTÀ!!!
 

Sudditi o Cittadini? Che pagine buie…Quali vie restano?

24 Gennaio 2008 Nessun commento
Ma se tutte le vie democratiche sono appestate da questi personaggi, quali vie restano per cambiare lo stato di cose? Vacillo…Io che credo nella Costituzione, nei principi di Libertà che ci hanno consegnato i nostri Compagni Partigiani, e tutti quelli che hanno liberato l’Italia dal fascismo, e dalla dittatura. Vacillo… vacillo sotto i colpi di tanta insufficienza degli uomini che ci governano, vacillo davanti a tanta decadenza, vacillo guardando a che siamo ridotti, vacillo nel pensare che persone come Mastella possano fare il bello e il cattivo tempo, fregandosene di 50milioni di persone…Vacillo, pensando che una manica di farabutti, delinquenti e assassini tengono sotto scacco la Terra dove son nato, e che mi hanno costretto a lasciarla, a fuggirla…Vacillo pensando di trovarmi ad essere un SUDDITO e non un CITTADINO!… Vacillano i miei principi democratici… Da solo non so cosa fare, gruppi a cui appoggiarmi per cambiare lo stato di cose, non ne vedo, arranco… non vedo vie d’uscita. Oggi è un triste giorno per la Nostra Repubblica!
 
Parafrasando i CSI….. 
 
geniali "professionisti" in selvaggia parata

ragioni personali

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Questi Metalmeccanici

16 Gennaio 2008 2 commenti

"Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza…" così iniziava una famosa poesia di Antonio De Curtis… Ogni due anni invece, per i Metalmeccanici, c’è l’usanza di richiedere un adeguamento salariale. Una triste e mesta ricorrenza (continuo a parafrasare il grande Totò) quella del rinnovo del contratto dei Metalmeccanici. Resa tale dalla nostra controparte, da quella Federmeccanica che da sempre prova a destrutturare il contratto nazionale, ad eliminare o depotenziare il fondamentale ruolo delle RSU, quella Federmeccanica che ormai con ossessiva caparbietà chiede più produttività, ma non attraverso un rinnovamento di prodotto o di processo, ma attraverso l’aumento delle ore lavorate, e pagate sempre lo stesso prezzo. I padroni ancora oggi chiedono di riportare le condizioni di lavoro indietro di cinquant’anni. Quegli stessi padroni che hanno un unico chiodo fisso, l’aumento indiscriminato dei loro guadagni, e tutto a scapito dei lavoratori, a scapito dei loro salari e della loro vita. Tutto viene in secondo ordine rispetto ai loro superguadagni. E non importa se una famiglia operaia (ma anche impiegata) media non arriva alla quarta o addirittura alla terza settimana, poco importa se la richiesta avanzata dai sindacati serve appena a ripagare il potere d’acquisto perduto nel tempo. NO, NON IMPORTA!!! qualsiasi sia la cifra, va abbassata ed in cambio va chiesta la piena fruibilità da parte dell’impresa dei tempi di lavoro e di vita dei lavoratori. Scavalcando i rappresentanti dei lavoratori (quindi i lavoratori stessi). E dopo aver ottenuto la "flessibilità/precarietà" dei contratti di lavoro, ora vogliono la precarietà nella programmazione dei nostri tempi di vita. Non solo non saprai se e per quanto tempo avrai un lavoro, ma nel caso questo ci sia, non saprai mai a che ora entrerai in azienda e non saprai mai a che ora ne uscirai. L’azienda, il LORO profitto, come unico paradigma. in più le aziende richiedono sull’altro tavolo (quello aperto con il Governo sulla detassazione), nuovi sgravi fiscali, un nuovo abbattimento del cuneo fiscale, un altro!!! Le aziende chiedono di risparmiare su tutti i fronti. Il lavoro come variabile della produzione, non più come fattore umano della produzione. I lavoratori sono allo stremo dal punto di vista sociale. Serve un recupero salariale che vada oltre il semplice recupero dell’inflazione, serve salario STRUTTURALE, non legato alle incerte vicissitudini dei governi italiani, che oggi abbassano le tasse per i lavoratori e domani le potrebbero rialzare (perchè in ogni momento, e con qualsiasi governo, se l’acqua arriva alla gola, il debito pubblico si abbatte come da sempre a spese dei salariati). Salario sicuro! Pieno recupero del potere d’acquisto secondo l’inflazione reale. Nessuno scambio tra orario di lavoro e salario: questo sarebbe un buon inizio per ridare dignità al lavoro e ai lavoratori.

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Subsonica e Saviano

15 Gennaio 2008 Nessun commento

Buongiorno dal vostro rifugiato civile,

di seguito una canzone, del nuovo album dei Subsonica, sul tristemente famoso "sistema" di cui parla Saviano nel suo libro Gomorra…

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Alessa’, ma davvero non possiamo fare nulla?

10 Gennaio 2008 Nessun commento
ma davvero non riusciamo a reagire, a crearci un futuro diverso da quello che hanno scelto per noi, per la nostra regione?…..

io non ce la faccio più, costretto a questo semi-esilio in toscana perchè a casa la situazione è senza speranze!
lontano da famiglia e amici, lontano da tutto…lontano dai miei 26 anni di vita vissuti e lasciati lì… tutto costruito per nulla, per poi dover fuggire!
avete più coraggio tu e mio fratello che nonostante tutto rimanete, o io che son venuto via? è la domanda che sempre mi assilla ultimamente.
La lontananza da casa pian piano mi logora…è indubbio! e pensare che son qui, costretto a fare debiti per una vita intera per comprarmi una casa, quando invece una casa ce l’ho (da ristrutturare, ma c’è!!!!). Pensare che con un lavoro mio , di mio fratello e di mia madre, sotto lo stesso tetto, potremmo permetterci ben altre cose, invece che una stanza di 20mq e un bagno in comune. Invece che essere costretto a dover lavorare il sabato e la domenica in un ristorante per poter sopravvivere. Sai quante volte mi son detto "mo torno giù, mi metto con mio fratello a vendere PC, con Alessandro a provare di nuovo una collaborazione…." ma ho paura, lì non me la sento di tornarci (figurati poi pensare di chiedere a Daniela di venire giù!), ma mi pesa, mi addolora… Vorrei poter avere la possibilità di scegliere, rimanere qui per scelta, non perchè non ho alternative (certo tanto centra anche il fatto che non ho spendibilità lavorativamente parlando). Potrei venire lì e fare l’operaio in una qualsiasi fabbrica (non è quello che mi spaventa, non il lavoro duro), ma con quale futuro?…bho’ forse non è nemmeno giusto chiederle a te queste cose, a te che lì ci sei, e nonostante tutto vai avanti….forse è solo mancanza di coraggio la mia…
è tutto così assurdo….non ha senso….
in questi giorni a casa mi sembrava di vivere in un altro mondo, vedevo tutta quella monnezza per strada che quasi non si passava con le macchine, cumuli alti 5-6 metri, e tutti che mangiavano, festeggiavano, mi sentivo come in un pallone, per un attimo ho provato ad astrarre i pensieri, e vedevo quelle persone, amici, parenti, come se fossero in un altra dimensione, è coraggio nonostante le cose che vanno male, o incoscenza pura? una sorta di delirio generale dove vivere in mezzo alla diossina, a chi sa quanti siti di stoccaggio abusivi e pieni di chi sa quali rifiuti, vivere con la paura costante di essere soggetti a violenza, vivere come sappiamo che si vive lì da noi, è normale…! NORMALE…
A Giorgio ho chiesto già più di una volta di mollare tutto, e venire qui a Firenze, pur sapendo quanto ci starebbe male, pur sapendo che sarebbe uno scippo che gli faccio, una sottrazione di tutto (tanto o poco che sia non importa) quello che ha costruito. Lui non vuole e lo capisco, ma ho paura per lui, per i suoi figli…e la stessa paura la nutro per te…. vi penso sempre, vi sento così lontani…mi mancate tanto…un vuoto incolmabile… dopo 7 anni, incolmabile…e lo sarà per sempre…mi fa piacere che noi due ci siamo ritrovati dopo qualche periodo di distacco. Non sai quanto ci soffro nel sapere che dovete (tu e giorgio) lottare con i denti e le unghie per riuscire a trovare un vostro spazio. già qua è tutto così complicato, mi immagino lì con tutte le storture che ci sono e che influenzano e appesantiscono le vostre scelte…
Bhè volevo scrivere due righe, ed invece sono andata a valanga…
quasi quasi, se la stanzetta è pronta, veniamo un we intero e stiamo insieme un po’, che mi manca proprio la tua presenza….
PS: Daniela ti adora, sai? Lei è molto sensibile, a volte pare una maga, sa leggere dentro le persone, un po’ come capitava con tua mamma, che quando mi guardava negli occhi sembrava mi passasse allo scanner, e capiva sempre cosa mi frullava in testa….Daniela ha capito subito la persona speciale che sei!

Ciao fratelli’!!!!

 
 
 
 
RIFIUTI:NAPOLI;TENSIONE A PIANURA, POLIZIA SGOMBERA PRESIDIO
NAPOLI – Momenti di tensione a Napoli, nel quartiere periferico di Pianura, dove la polizia ha effettuato una manovra di alleggerimento, intervenendo sul presidio di manifestanti che bloccava dall’alba di oggi il traffico veicolare, in via Montagna Spaccata. Una protesta, annunciata con un corteo previsto alle 9, contro l’eventuale apertura del sito di stoccaggio di Contrada Pisani. E’ parzialmente ripresa la circolazione delle auto. Un gruppo di manifestanti continua a presidiare il posto.

Intanto il bollettino della scorsa notte segnala 75 interventi dei vigili del fuoco, nel napoletano, dalle 20 di ieri sera alle 8 di stamattina, per spegnere i famigerati roghi accesi sui rifiuti accumulati in strada, che contribuiscono a intossicare città e provincia. Una emergenza che investe tutto il territorio provinciale e che ha costretto a richiamare due squadre di operatori a lavoro, in turno straordinario. Al comando di Napoli dei vigili del fuoco è in corso una riunione: si chiede l’invio nel capoluogo partenopeo di alcune colonne mobili da altri Comandi.

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NFM…Nuove Formazioni Montuose

8 Gennaio 2008 Nessun commento

Ma quello che mi domando e dico…. ma la monnezza, la producono tutte le regioni, e fin qui ci siamo… Ora non tutte le regioni sono uguali….ci sono quelle più popolose, e quelle meno popolose, ci sono quelle più attente alla raccolta differenziata e quelle meno attente, ci sono quelle con la criminalità organizzata e quelle senza (o quasi)…. Quelle con amministrazioni pubbliche più attente, e quelle meno…La Campania, si annovera tra quelle con più popolazione, con meno attenzione alla differenziata, con il più alto tasso di criminatilà organizzata, e con una poco soddisfacente amministrazione regionale….possiamo quindi dire che ci sono poche regioni come la Campania…potremmo affiancarle, seguendo le distinzioni fatte sopra, la Puglia, la Sicilia….per esempio. Mo vorrei sapere, perchè, a parità di condizioni di partenza, sul’ nuje stamm’ affugann’ sott’ ‘a munnezza!!!!????

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